Il lamellare non è più forte del massello: è più prevedibile, ed è per questo che copre luci che il massello non copre
Il pregio non è la forza, è la prevedibilità
Risposta in 30 secondi: il legno lamellare viene spesso presentato come «più resistente» del massello. A parità di sezione la differenza di resistenza non è drammatica: quello che cambia davvero è che il lamellare è prevedibile. Nasce da tavole essiccate, selezionate e incollate, quindi i nodi e i difetti sono distribuiti invece di stare tutti nello stesso punto, e il legno ha già fatto il suo ritiro prima di diventare trave. Un massello, seccando in opera, si fessura e si imbarca in modi che nessuno può calcolare in anticipo. È per questo che il lamellare arriva a coprire luci molto ampie e si può curvare, mentre il massello in pratica si ferma molto prima. Prezzi indicativi del materiale: 900-1.800 €/mc.
La scelta si fa quindi su due dati che nei preventivi compaiono come sigle e vengono saltati a piè pari.
Le sigle GL, e perché una finisce con la c
Le travi in lamellare portano una classe di resistenza nella forma GL seguita da un numero, per esempio GL24 o GL28. Il numero indica la resistenza caratteristica a flessione: più è alto, più la trave sopporta a parità di sezione.
Dopo il numero c’è una lettera che quasi nessuno spiega. La h sta per omogeneo: tutte le lamelle appartengono alla stessa classe. La c sta per combinato: le lamelle migliori sono messe in alto e in basso, dove la flessione produce gli sforzi maggiori, e quelle meno pregiate stanno al centro, dove il materiale lavora meno.
Non è un trucco commerciale: è un uso intelligente della materia prima, e una trave combinata ben progettata svolge il suo lavoro esattamente come una omogenea costando meno. Diventa un problema solo se qualcuno la taglia o la fora nel punto sbagliato, perché la disposizione delle lamelle presuppone che la trave lavori come è stata pensata.
Da qui una regola pratica: una trave strutturale non si fora e non si intaglia in cantiere senza il parere di chi ha fatto il calcolo. I passaggi per gli impianti si prevedono prima.
La classe di servizio dice dove quella trave può stare
È il dato che viene ignorato più spesso e che causa i danni più seri.
Le normative distinguono le condizioni ambientali in classi di servizio: ambiente interno riscaldato, ambiente coperto ma aperto all’aria esterna, esposizione diretta agli agenti atmosferici. Cambiano l’umidità di equilibrio del legno e cambiano le prestazioni di calcolo, ma soprattutto cambia il tipo di adesivo ammesso.
Una trave prodotta per stare dentro casa, montata sotto una tettoia aperta o peggio all’aperto, lavora in condizioni per cui non è stata concepita: l’incollaggio si degrada e la delaminazione non è un difetto estetico, è la perdita della struttura.
Quindi la domanda al fornitore è una sola e va fatta prima dell’ordine: per quale classe di servizio è dichiarato questo elemento? Nel caso di una pergola, di una tettoia o di un porticato la risposta non può essere quella dell’uso interno.
Le teste delle travi sono il punto che marcisce
Il legno non teme l’acqua che passa: teme l’acqua che si ferma. E si ferma sempre negli stessi due posti.
Il primo è la testa della trave, cioè la sezione tagliata, dove le fibre sono aperte e assorbono come cannucce. Una testa incassata dentro una muratura umida, senza intercapedine e senza ventilazione, è la condizione ideale perché il degrado cominci esattamente dove la trave scarica il carico, e senza che nessuno se ne accorga finché non è grave.
Il secondo è l’appoggio a terra dei pilastri. Un montante che poggia direttamente sul calcestruzzo pesca l’umidità per capillarità e marcisce dal basso. Si risolve con staffe metalliche che tengono il legno sollevato di qualche centimetro e permettono all’aria di passare.
Sono dettagli che costano poco in fase di montaggio e moltissimo dopo dieci anni.
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Davanti al fuoco si comporta meglio di quanto si creda
È l’obiezione automatica di chiunque senta parlare di struttura in legno, e la risposta è controintuitiva.
Una trave di legno di grande sezione investita dal fuoco non brucia tutta insieme: forma uno strato superficiale carbonizzato che isola il legno sottostante e rallenta l’avanzamento, con una velocità di penetrazione lenta e soprattutto nota. Questo permette di calcolare quanta sezione resta efficiente dopo un tempo dato, e quindi di dimensionare la struttura perché regga per la durata richiesta.
L’acciaio non protetto, al contrario, mantiene la sua forma molto più a lungo ma perde resistenza con il calore e cede in modo più improvviso. Non significa che il legno sia sempre preferibile: significa che il comportamento al fuoco è una questione di progetto e non di materiale in astratto, e che il pregiudizio sul legno non regge.
Le cifre
Valori indicativi di mercato, che cambiano molto per sezione, classe, finitura e quantità.
- Lamellare di abete, materiale: 900-1.800 €/mc. Le sezioni fuori standard, le travi curve e le classi alte stanno in cima.
- Massello di abete, materiale: 600-1.200 €/mc. Costa meno e vale per luci contenute e per travi a vista dove il movimento del legno è accettato.
- Struttura di copertura in legno posata: 120-250 €/mq, secondo geometria, luci, carico di neve e accessibilità del cantiere.
- Carpenteria metallica — staffe, piastre, connettori: voce autonoma, che su strutture articolate pesa parecchio ed è quella che tiene insieme tutto.
- Trattamento e finitura: da rinnovare periodicamente se la struttura è esposta.
- Progetto, calcolo e collaudo: per un’opera strutturale sono obbligatori e vanno messi a bilancio dall’inizio.
La voce su cui si tratta è il prezzo del legno. Le voci che decidono se quella struttura durerà sono la classe di servizio e i dettagli degli appoggi.
Domande frequenti
Meglio lamellare o massello?
Per luci ampie, forme curve e dove serve stabilità dimensionale, lamellare. Per travi a vista di luce contenuta in un recupero, dove il carattere del legno pieno è parte del risultato e qualche fessurazione è accettabile, il massello resta valido e costa meno.
Le fessure su una trave sono pericolose?
Le fessure superficiali da ritiro sono un fenomeno normale del legno massiccio e in genere non compromettono la capacità portante. Diverso è il caso delle delaminazioni su un lamellare, cioè l’apertura lungo le linee di incollaggio: quella va fatta valutare da un tecnico, perché riguarda proprio ciò che tiene insieme l’elemento.
Si può lasciare a vista?
Sì, ed è l’uso più comune nelle abitazioni. Si sceglie una finitura superficiale adatta e si mette in conto che il legno a vista cambia leggermente tono con gli anni, soprattutto dove prende luce diretta.
Quanto dura una struttura in legno?
Moltissimo, se resta asciutta: esistono coperture in legno di secoli. La durata non dipende dall’età ma dall’umidità, e quindi dalla qualità dei dettagli che tengono l’acqua lontana dalle teste e dagli appoggi.
Serve un tecnico?
Per qualunque elemento portante sì. Il dimensionamento dipende da luci, carichi di neve e vento della zona e dai vincoli agli appoggi, e la struttura richiede gli adempimenti previsti per le opere strutturali. Un catalogo non sostituisce un calcolo.
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Fonti: UNI EN 14080 — strutture di legno, legno lamellare incollato, requisiti · UNI EN 1995 — progettazione delle strutture di legno, incluse le classi di servizio e il comportamento al fuoco · UNI EN 338 e 14081 — legno strutturale, classi di resistenza · DM 17 gennaio 2018 — norme tecniche per le costruzioni · documentazione tecnica dei produttori di strutture in legno.
Disclaimer: i costi indicati sono valori indicativi di mercato e variano per sezione, classe, quantità e zona. Il dimensionamento degli elementi strutturali, la scelta della classe di servizio e gli adempimenti relativi alle opere strutturali sono di competenza di un tecnico abilitato. Questa pagina ha finalità informativa e non costituisce consulenza tecnica.
Articolo aggiornato: settembre 2026.
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