Schema con il serbatoio di accumulo fra la rete pubblica e la pompa di pressurizzazione

Non puoi mettere una pompa sul tubo dell’acquedotto: prima ci va un serbatoio, e non è un dettaglio

Prima la domanda giusta: manca pressione o manca portata?

Risposta in 30 secondi: prima di comprare un’autoclave conviene capire cosa manca davvero. Se la doccia va bene finché nessun altro apre un rubinetto e cala appena parte la lavatrice, il problema è la portata: tubi sottosezionati o incrostati, e una pompa non li allarga. Se invece l’acqua è debole sempre, anche di notte e con tutto chiuso, allora manca pressione e la pompa ha senso. C’è poi un vincolo che sorprende quasi tutti: in generale non si può aspirare direttamente dalla rete pubblica, perché si rischia di mettere in depressione la condotta e di richiamare acqua a ritroso. La configurazione corretta prevede un serbatoio di accumulo alimentato dall’acquedotto, con la pompa a valle.

Due verifiche prima del preventivo, e la seconda è una domanda da fare al proprio gestore idrico.

Come si distingue la pressione dalla portata

La prova casalinga costa niente. Si apre un solo rubinetto, di notte o in un momento di scarso consumo del quartiere, e si guarda il getto.

Se con un solo prelievo l’acqua esce bene e il problema compare solo quando se ne aprono due, non manca la spinta: manca la capacità di trasporto. Le cause tipiche sono tubazioni di sezione ridotta, percorsi lunghi, e soprattutto incrostazioni che negli impianti vecchi in acciaio riducono progressivamente il passaggio. In quel caso una pompa aumenta la pressione ma l’acqua continua a non passare, e si è comprato rumore.

Se invece anche con un solo rubinetto aperto il getto è debole, si misura la pressione con un manometro da pochi euro avvitato a un rubinetto da giardino. Quel numero, confrontato con quello che il gestore dichiara di garantire al punto di consegna, dice se il problema sta prima o dopo il contatore.

Se sta prima, la conversazione da avere è con il gestore. Se sta dopo, allora il problema è dell’impianto privato, e la pressurizzazione è una delle risposte possibili.

Perché serve il serbatoio in mezzo

Una pompa che aspira direttamente da una condotta pubblica la mette in depressione. Le conseguenze riguardano tutti: si sottrae pressione ai vicini e, soprattutto, si crea la condizione perché acqua possa essere richiamata all’indietro nella rete da punti a valle, con un rischio igienico che riguarda l’acqua potabile di tutti.

Per questo la soluzione corretta è il disgiunto: l’acquedotto riempie liberamente un serbatoio, con un galleggiante e con la bocca di immissione posta sopra il livello massimo, così che non ci sia continuità fra rete e impianto privato. Dal serbatoio pesca la pompa, che pressurizza la casa.

La capacità del serbatoio non si sceglie a occhio: deve coprire i picchi di consumo e, dove le interruzioni sono frequenti, anche un’autonomia. Va collocato dove il peso è sostenibile — pieno pesa molto — e dove il rumore della pompa non dia fastidio.

Le regole di dettaglio, comprese le eventuali autorizzazioni, sono stabilite dal regolamento del servizio idrico del proprio gestore, che è pubblico e va letto prima di comprare qualsiasi cosa.

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A membrana o a velocità variabile

Il gruppo classico è costituito da una pompa e da un vaso a membrana: la pompa riempie e comprime l’aria nel vaso, poi si ferma; quando si apre un rubinetto il vaso restituisce acqua finché la pressione scende, e la pompa riparte. Funziona, costa meno, e ha due difetti noti: la pressione oscilla fra due valori, e la pompa fa cicli di avvio continui se il vaso è piccolo o ha perso la precarica.

La soluzione moderna è la pompa a velocità variabile, che modula i giri per mantenere una pressione costante qualunque sia il prelievo. Costa di più, è molto più silenziosa, consuma meno e soprattutto evita gli avvii ripetuti, che sono il modo in cui una pompa si consuma.

Due accortezze che valgono per entrambe. La precarica del vaso va verificata periodicamente: quasi tutte le pompe che «partono di continuo» hanno semplicemente un vaso scarico. E la pompa va protetta dalla marcia a secco, cioè deve fermarsi se il serbatoio si svuota, altrimenti si danneggia in pochi minuti.

Le cifre

Valori indicativi di mercato, variabili per portata, prevalenza e installazione.

  • Gruppo autoclave con vaso per uso domestico: 200-700 €.
  • Pompa a velocità variabile: 400-1.200 €.
  • Serbatoio di accumulo: 150-600 € secondo capacità e materiale, più galleggiante e raccorderia.
  • Installazione: 200-600 €, di più se va creato l’alloggiamento, lo scarico di troppo pieno e l’alimentazione elettrica dedicata.
  • Riduttore di pressione, nel caso opposto in cui la pressione sia troppo alta: 60-200 €, ed è un intervento che protegge tutto l’impianto.

La voce su cui si guarda il preventivo è la pompa. Le voci che decidono se il risultato sarà buono sono il serbatoio, la protezione contro la marcia a secco e il fatto che il problema fosse davvero la pressione.

Domande frequenti

Posso collegare la pompa direttamente al tubo dell’acquedotto?
In generale no: i regolamenti del servizio idrico lo escludono proprio per evitare depressioni e ritorni verso la rete. La configurazione ammessa prevede un accumulo interposto. La regola puntuale è nel regolamento del proprio gestore, che va consultato prima.

La pompa parte e si ferma in continuazione: perché?
Nella grande maggioranza dei casi il vaso a membrana ha perso la precarica d’aria, o è sottodimensionato. È una verifica semplice che un idraulico fa in pochi minuti, e ignorarla porta a sostituire una pompa che non era guasta.

Quanta pressione serve in casa?
Non troppa: oltre certi valori si stressano guarnizioni e apparecchi e aumentano i colpi d’ariete. Esiste anche il problema opposto, la pressione eccessiva dalla rete, che si affronta con un riduttore. Il valore corretto per il proprio impianto lo stabilisce chi lo dimensiona.

Fa rumore?
Una pompa a membrana sì, soprattutto agli avvii. Le pompe a velocità variabile sono molto più silenziose. In entrambi i casi conta la collocazione: un locale tecnico o un garage vanno bene, una parete confinante con una camera da letto molto meno.

Serve un’impresa abilitata?
Sì: si interviene sull’impianto idrico e su quello elettrico, e serve la documentazione prevista. È anche l’occasione per far verificare sezioni e stato delle tubazioni, che nelle case vecchie sono spesso la vera causa del problema.

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Fonti: UNI 9182 — impianti di alimentazione e distribuzione dell’acqua fredda e calda · UNI EN 1717 — protezione contro l’inquinamento dell’acqua potabile e prevenzione del ritorno di flusso · UNI EN 806 — specifiche per impianti all’interno di edifici · D.Lgs. 18/2023 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano · regolamenti del servizio idrico integrato dei gestori locali.

Disclaimer: i costi indicati sono valori indicativi di mercato e variano per apparecchiatura e installazione. Le modalità ammesse di pressurizzazione e le eventuali autorizzazioni sono stabilite dal regolamento del gestore idrico competente e vanno verificate prima dell’intervento. La progettazione e la realizzazione degli impianti sono di competenza di imprese abilitate. Questa pagina ha finalità informativa e non costituisce consulenza tecnica.

Articolo aggiornato: settembre 2026.

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