Conformita' e rispondenza a confronto: se il documento manca lo firma un tecnico, non l'impresa

Non trovi la dichiarazione di conformità dell’impianto: non si rifà, si sostituisce con un altro documento

Il documento che serve, e quello che lo sostituisce

Risposta in 30 secondi: la dichiarazione conformità dell’impianto — la DiCo — la rilascia l’impresa che ha eseguito il lavoro, al momento in cui lo esegue. Non si può chiedere anni dopo: nessuno può dichiarare di aver fatto a regola d’arte un impianto che non ha fatto lui, e nessun installatore la firma a posteriori. Quando manca — ed è il caso della maggior parte delle case costruite prima del 1990 — il documento che la sostituisce è la dichiarazione di rispondenza, la DiRi: non attesta chi ha fatto l’impianto, ma che quell’impianto oggi è conforme. La firma un professionista iscritto all’albo o un responsabile tecnico con almeno cinque anni di esperienza, e costa indicativamente 250-600 € per un appartamento. Serve tipicamente alla vendita, per l’affitto e per allacciare le utenze.

È una delle domande in cui la risposta sbagliata circola più di quella giusta: no, non basta chiamare un elettricista e farsela fare.

I due documenti a confronto

Dichiarazione di conformità (DiCo) Dichiarazione di rispondenza (DiRi)
Chi la firma L’impresa che ha eseguito il lavoro Professionista iscritto all’albo o tecnico con 5 anni di esperienza
Quando A fine lavori, contestualmente Anche molti anni dopo
Cosa attesta Che quel lavoro è stato fatto a regola d’arte Che l’impianto oggi è rispondente
Si può rifare? No, mai a posteriori È proprio la soluzione a posteriori
Costo indicativo Compresa nel lavoro 250-600 € per un appartamento
Sopralluogo Non serve, il lavoro è suo Sì, con verifiche e misure strumentali

La differenza in una riga: la DiCo guarda al lavoro, la DiRi guarda all’impianto. La prima dice «l’ho fatto io e l’ho fatto bene», la seconda dice «l’ho controllato oggi ed è a posto».

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Quando serve davvero

  • Alla vendita: non è sempre obbligatoria per rogitare, ma l’acquirente e la banca la chiedono quasi sempre, e la sua assenza si trasforma in una richiesta di sconto.
  • Per affittare: molti contratti la richiedono, e in caso di incidente la sua assenza pesa.
  • Per allacciare o riattivare le utenze, soprattutto dopo lavori.
  • Dopo un intervento sull’impianto: qui torna la DiCo, perché c’è un’impresa che ha fatto un lavoro nuovo.
  • Per alcune pratiche edilizie e per le agevolazioni fiscali che chiedono la conformità degli impianti.

Il caso più frequente resta il primo, ed è anche quello in cui si scopre il problema nel momento peggiore: quando il compromesso è già firmato.

Non riguarda solo l’elettrico

Vale la pena dirlo perché molti lo ignorano: la conformità riguarda tutti gli impianti di un’abitazione — elettrico, idrico, gas, riscaldamento e climatizzazione, antincendio, ascensori, radiotelevisivo. Chi vende una casa spesso ha la carta della caldaia e non quella dell’elettrico, o viceversa.

Il gas merita un’attenzione in più: la conformità dell’impianto gas viene chiesta anche dal distributore in occasione di allacci e riattivazioni, e la sua assenza può bloccare la fornitura.

Cosa guarda chi rilascia la rispondenza

  1. Il quadro: presenza e taratura delle protezioni, differenziale, sezionamento.
  2. La messa a terra, con misura strumentale della resistenza: è il punto su cui gli impianti vecchi cadono più spesso.
  3. La continuità dei conduttori di protezione e l’isolamento delle linee.
  4. Le sezioni dei cavi rispetto alle protezioni installate.
  5. Le prese e i punti nei locali bagno, dove le regole sono più strette.
  6. Lo schema dell’impianto, che va ricostruito se non esiste.

Se qualcosa non passa, la rispondenza non si rilascia finché non si adegua. È il motivo per cui il preventivo iniziale a volte cresce: il tecnico non firma un documento su un impianto che non regge le verifiche, e ha ragione a non farlo.

Domande frequenti

Si può rifare la dichiarazione di conformità a posteriori?
No. La DiCo la rilascia chi ha eseguito il lavoro, nel momento in cui lo esegue. A distanza di anni il documento che la sostituisce è la dichiarazione di rispondenza.

Chi può firmare la dichiarazione di rispondenza?
Un professionista iscritto all’albo nel settore di competenza, oppure un responsabile tecnico di impresa abilitata con almeno cinque anni di esperienza continuativa nel settore. Non chiunque, e non l’impresa qualsiasi.

Quanto costa?
Indicativamente 250-600 € per l’impianto elettrico di un appartamento, in funzione della dimensione, dello stato dell’impianto e delle verifiche necessarie. Se emergono difformità da sanare, il costo dell’adeguamento è a parte.

È obbligatoria per vendere casa?
Non è sempre una condizione di legge per rogitare, e le parti possono accordarsi diversamente, ma in pratica viene richiesta da acquirenti e istituti di credito. La verifica sul caso concreto spetta al notaio.

Vale anche per la caldaia e il gas?
Sì: la conformità riguarda tutti gli impianti, non solo l’elettrico. Per il gas la sua assenza può bloccare allacci e riattivazioni della fornitura.

Se l’impianto non passa le verifiche?
Il tecnico non rilascia la rispondenza finché le difformità non vengono sanate. Non è una formalità che si compra: è una verifica che si supera.

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Fonti: D.M. 22 gennaio 2008 n. 37 — attività di installazione degli impianti negli edifici, artt. 7 (dichiarazione di conformità) e 7 comma 6 (dichiarazione di rispondenza) · CEI 64-8 — impianti elettrici utilizzatori · D.P.R. 380/2001 — Testo unico dell’edilizia · UNI 7129 e UNI 11137 — impianti a gas per uso domestico.

Disclaimer: i costi indicati sono valori indicativi di mercato e variano per dimensione dell’impianto, stato di conservazione e verifiche necessarie. Gli obblighi documentali in sede di compravendita e locazione dipendono dal caso concreto e vanno verificati con il notaio o un professionista abilitato. Questa pagina ha finalità informativa e non costituisce consulenza tecnica né legale.

Articolo aggiornato: agosto 2026.

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