Schema dell'impianto citofonico con la colonna montante condominiale e la derivazione all'appartamento

Il videocitofono non si sceglie dal monitor: si sceglie da quanti fili passano già nel muro

Il vincolo sta nel muro, non nel catalogo

Risposta in 30 secondi: passare da citofono a videocitofono sembra una sostituzione di apparecchio e quasi sempre non lo è. Il video richiede più banda del solo audio, e la domanda decisiva è quanti conduttori corrono già fra il posto esterno e l’appartamento. I sistemi moderni a due fili nascono proprio per riutilizzare le linee esistenti e sono la strada normale nelle ristrutturazioni; altri sistemi chiedono più conduttori e, in un condominio con montante vecchio, quei fili non ci sono. Tirare un cavo nuovo lungo una colonna condominiale non è un lavoro da un’ora. A postazione interna: 150-900 € secondo sistema e funzioni.

Per questo la prima cosa da fare non è guardare i monitor, ma aprire la scatola del citofono esistente e contare i fili.

Perché il numero di fili decide tutto

In un impianto citofonico l’informazione che viaggia è poca: la chiamata, la fonia, il comando della serratura. Aggiungere il video significa far passare molta più informazione sullo stesso percorso.

Le famiglie di sistemi si distinguono proprio da come risolvono il problema. Quelli a due conduttori fanno viaggiare tutto — alimentazione, audio, video, comandi — su una coppia sola: sono nati per la sostituzione e sono la ragione per cui oggi un videocitofono si può installare dove prima c’era un citofono con due fili. Quelli con cavo dedicato danno prestazioni superiori ma vogliono il proprio cablaggio, e hanno senso quando la casa è in ristrutturazione e le tracce sono aperte.

Esistono infine le soluzioni senza fili, in cui il posto esterno comunica via radio con un monitor o con il telefono. Risolvono i casi disperati — una villetta con il cancello lontano, una ristrutturazione dove non si vuole aprire nulla — e introducono in cambio le questioni tipiche del radio: portata, ostacoli e, sui modelli a batteria, ricariche.

Il conto dei fili si fa in tre punti: dietro il citofono di casa, nella cassetta di derivazione sul pianerottolo e al posto esterno. Se si trovano due conduttori, la strada c’è.

In condominio l’impianto non è tuo

La distinzione che evita la maggior parte dei malintesi è questa: il posto esterno, la pulsantiera, l’alimentatore e la colonna montante sono parti comuni; la derivazione che entra in casa e l’apparecchio interno sono del singolo.

Ne discende che sostituire il proprio apparecchio interno è in genere una decisione personale, purché il nuovo sia compatibile con il sistema esistente. Cambiare la pulsantiera, l’alimentatore o rifare la colonna è invece un intervento su parti comuni, che passa dall’assemblea.

C’è un caso frequente che vale la pena anticipare: in molti condomini l’impianto è di una generazione per cui i monitor compatibili non si producono più. In quella situazione la sostituzione individuale non è possibile, e la scelta reale è fra un adattatore, dove esiste, e il rifacimento condominiale dell’impianto. Conviene scoprirlo parlando con l’amministratore prima di comprare un apparecchio che non si potrà collegare.

Stai rifacendo gli impianti?

I cavi si posano quando i muri sono aperti. Calcola una stima dei costi.

La telecamera del posto esterno non è una telecamera di sorveglianza

Un videocitofono riprende chi suona, nel momento in cui suona: è una funzione legata alla chiamata, non una sorveglianza continua, e per questo si colloca in un ambito diverso da quello degli impianti di videosorveglianza.

La distinzione si perde quando si attivano funzioni che cambiano la natura dell’apparecchio: la registrazione automatica di chi passa, la rilevazione di movimento, la ripresa continua. In quel momento si sta trattando l’immagine di persone che non hanno suonato, e valgono le stesse cautele degli impianti di sorveglianza, a maggior ragione in un condominio dove il posto esterno inquadra un’area comune.

La regola pratica è di non attivare le funzioni di registrazione continua su un apparecchio condominiale senza averne parlato, e di limitare l’inquadratura a ciò che serve a riconoscere chi è alla porta.

Le cose che si apprezzano dopo

Tre dettagli che non emergono in negozio e che decidono se l’apparecchio verrà usato.

L’illuminazione del posto esterno: una telecamera che di sera inquadra una persona controluce, con la strada illuminata alle spalle, restituisce una sagoma. Conta più l’illuminazione del volto che la risoluzione.

L’apertura del cancello: se in casa ci sono un cancello pedonale e uno carraio, servono due comandi distinti, e vanno previsti in fase di installazione, non aggiunti dopo.

La deviazione sul telefono: utile quando si aspetta una consegna, e va valutata sapendo che introduce una dipendenza dalla rete domestica e da un servizio del produttore, che può cambiare nel tempo. Un apparecchio che funziona anche senza quel servizio è una scelta più solida.

Le cifre

Valori indicativi di mercato, variabili per sistema, numero di postazioni e cablaggio.

  • Postazione interna con monitor: 150-900 €, secondo dimensione dello schermo e funzioni.
  • Posto esterno con telecamera: 200-800 €, di più per le pulsantiere condominiali con molti pulsanti.
  • Installazione in sostituzione su impianto compatibile: 100-250 €.
  • Rifacimento del montante condominiale: intervento su parti comuni, da deliberare, con costi molto variabili per numero di piani e percorribilità delle tubazioni esistenti.
  • Soluzione senza fili: 200-600 €, quando il cablaggio non è praticabile.
  • Comando aggiuntivo per un secondo accesso: poche decine di euro se previsto in fase di montaggio.

La voce su cui si sceglie è il monitor. La voce che decide se si può fare sono i conduttori disponibili.

Domande frequenti

Posso sostituire da solo il citofono con un videocitofono?
Solo se il sistema condominiale lo consente e l’apparecchio è compatibile. In un impianto a due fili di generazione recente è spesso possibile; in impianti vecchi o proprietari, no. L’intervento sull’impianto va comunque eseguito da un’impresa abilitata.

Serve l’assemblea?
Per il solo apparecchio interno normalmente no. Per pulsantiera, alimentatore, montante o per il passaggio a un sistema diverso sì, perché si tocca una parte comune.

Quanti fili servono davvero?
Dipende dal sistema. Esistono soluzioni che lavorano su due conduttori riutilizzando la linea esistente; altre richiedono cavi dedicati. La verifica si fa contando i conduttori presenti prima di scegliere il prodotto.

Si può vedere chi suona quando non si è in casa?
Sì, con i modelli che inoltrano la chiamata a un’applicazione. Va considerato che quella funzione dipende dalla connessione e da un servizio esterno, e che in condominio la registrazione di chi passa non è una scelta individuale.

Meglio a colori o in bianco e nero?
Oggi il colore è lo standard e costa poco di più. Fa differenza soprattutto di giorno; di sera decide l’illuminazione del posto esterno, non il sensore.

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Fonti: CEI 64-8 — impianti elettrici utilizzatori · CEI 64-100 — predisposizione delle infrastrutture per gli impianti negli edifici residenziali · DM 37/2008 — installazione degli impianti · Codice civile, art. 1117 e seguenti, sulle parti comuni · Regolamento UE 2016/679 e indicazioni del Garante in materia di videosorveglianza per le funzioni di registrazione.

Disclaimer: i costi indicati sono valori indicativi di mercato e variano per sistema, postazioni e stato del cablaggio. La compatibilità con l’impianto esistente e l’esecuzione dei lavori sono di competenza di imprese abilitate. Gli interventi su parti comuni richiedono le procedure condominiali previste. Questa pagina ha finalità informativa e non costituisce consulenza tecnica o legale.

Articolo aggiornato: settembre 2026.

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