Parete aperta con tubo vuoto, scatola profonda e cavo bus verso il quadro: predisporre la domotica da circa 170 euro

Domotica in casa: cosa predisporre durante la ristrutturazione e quanto costa nel 2026

Domotica in casa: cosa predisporre, in 30 secondi

Risposta in 30 secondi: un impianto di domotica in casa è fatto di dispositivi che si parlano fra loro, via cavo (il «bus») o via radio, e gestiscono insieme luci, tapparelle, temperatura, allarme e carichi. La parte che costa poco e che dopo costa molto è la predisposizione: tubi vuoti in più, scatole profonde, spazio nel quadro, da decidere prima di chiudere le tracce. Con i prezzi della Regione Piemonte (ed. 2026), in una casa tipo da 100 m² questa predisposizione parte da circa 170 €; luci e tapparelle su bus in quattro stanze valgono circa 1.780 € di soli componenti, posa e programmazione escluse. IVA esclusa: sono stime indicative, il preventivo lo fa un installatore abilitato.

Qui sotto: cosa si intende davvero per impianto domotico, la scelta fra cablato e radio, l’elenco di cosa lasciare pronto mentre i muri sono aperti, i costi in tre gradini con le voci del prezzario pubblico, il file di programmazione da farsi consegnare e le domande frequenti. Quanti circuiti e quante prese servono per stanza, livello per livello, è spiegato nella guida ai circuiti dell’impianto elettrico e ai livelli CEI.

Cosa si intende per impianto domotico

Nel linguaggio comune «domotica» è qualunque cosa si accenda dal telefono. La norma degli impianti elettrici di casa, la CEI 64-8, è più precisa: secondo le guide divulgative alla norma (aggiornamento 2022), un impianto si considera domotico quando i dispositivi sono collegati fra loro da uno o più supporti di comunicazione (cavo, onde radio) e si scambiano dati con un protocollo stabilito. Non basta un elenco di oggetti «smart» che vivono ciascuno per conto suo.

La norma prevede tre livelli di dotazione dell’impianto. Il terzo, quello «di pregio», chiede fra l’altro almeno quattro funzioni integrate nel sistema domotico e capaci di dialogare, scelte dall’installatore insieme al committente. Le guide ne elencano diciotto a titolo di esempio, fra cui:

  • gestione delle luci con comandi e scenari;
  • tapparelle, tende e coperture motorizzate;
  • termoregolazione per zone, d’inverno e d’estate;
  • allarme intrusione, rilevazione di fughe di gas e di allagamenti;
  • controllo dei carichi per evitare che salti il contatore, e gestione dell’autoconsumo con il fotovoltaico;
  • gestione della ricarica dell’auto elettrica e dell’accumulo.

Un dettaglio che sorprende molti: il comando da remoto con l’app, per la norma, non conta come funzione. È comodo, ma non trasforma un impianto qualunque in un impianto domotico. Le singole funzioni, invece, si possono avere anche negli impianti di livello 1 e 2.

Cablato o radio: la scelta che si fa prima delle tracce

Le strade sono due, e si possono anche mescolare.

Sistema cablato (bus)

Accanto ai cavi di potenza corre un cavo sottile, il bus, che collega pulsanti, sensori e attuatori. Gli attuatori stanno di solito nel quadro, su guida DIN, o in scatole da incasso. È la soluzione più robusta e la più ordinata da ampliare negli anni, ma ha una condizione: il cavo bus va posato quando si fanno le tracce. Con i protocolli aperti e normati, poi, i componenti di produttori diversi possono convivere e un altro installatore può subentrare.

Sistema radio (wireless)

Moduli piccoli si mettono dietro i frutti esistenti o nelle scatole di derivazione e comunicano via radio. È la strada di chi non rifà l’impianto: si appoggia ai cavi che ci sono. Chiede però due cose che non tutti gli impianti vecchi hanno: il neutro nella scatola del comando (molti moduli lo vogliono) e scatole abbastanza profonde da contenerli. In una casa grande o con muri spessi la portata radio va verificata stanza per stanza.

Se si sta rifacendo l’impianto, la decisione fra le due strade va presa all’inizio, insieme al progetto dei circuiti: cambiare idea a tracce chiuse significa riaprirle. Quanto costa rifare l’impianto nel suo insieme, al metro quadro, è nella guida al rifacimento dell’impianto elettrico.

Cosa predisporre durante la ristrutturazione

Anche chi oggi non vuole la domotica può lasciare la casa pronta ad accoglierla. Sono lavori piccoli, che costano poco solo mentre i muri sono aperti:

  1. Un tubo vuoto in più dal quadro (o dal centralino di zona) verso ogni stanza, con un diametro che lasci passare altri cavi in futuro. È la voce più economica e quella che si rimpiange di più.
  2. Scatole profonde per i comandi e cassette di derivazione accessibili, dove un domani si possano alloggiare moduli e attuatori.
  3. Il neutro in ogni scatola dei comandi, anche dove oggi c’è solo un interruttore: serve a quasi tutti i dispositivi da incasso.
  4. Spazio libero nel quadro: qualche modulo di riserva per alimentatore, attuatori o gateway, invece di un quadro pieno al primo giorno.
  5. Un’alimentazione vicino a ogni cassonetto delle tapparelle che si potrebbero motorizzare, con il tubo fino al comando.
  6. Il punto rete dove starà il router o il gateway, e un tubo per i dati verso le stanze principali. La norma chiede già in ogni abitazione una scatola di terminazione per la fibra ottica e, ai livelli 2 e 3, un quadro per i segnali dell’appartamento.
  7. I punti per i termostati di ogni zona che si vuole regolare a parte, e se serve i contatti di porte e finestre per l’allarme.

Un elenco così si discute con l’installatore e si fa mettere per iscritto nel preventivo, voce per voce: è la differenza fra «predisposto» detto a voce e predisposto davvero.

Quanto costa la domotica in casa: le voci del prezzario

Il riferimento qui è il Prezzario della Regione Piemonte, edizione 2026: è un listino pubblico per i lavori, non il prezzo di un negozio o di un’impresa. Le prime due voci sono «fornite in opera», cioè con la posa; le altre sono solo i componenti, con spese generali e utile d’impresa, senza posa e senza programmazione. Prezzi IVA esclusa.

Voce (Prezzario Piemonte 2026) Prezzo
Tubo corrugato flessibile D. 20 mm, in traccia predisposta, posato
06.A10.B01.010
1,91 €/m
Cassetta di derivazione da incasso 118×118×70, con scasso e ripristino
06.A12.A01.015
9,99 €
Cavo bus schermato, 1 coppia (materiale)
PR135.C265.000.000
0,70 €/m
Alimentatore della linea bus, 320 mA
PR145.A075.000.000
242,57 €
Attuatore 1 canale 16 A da incasso (una luce o un carico)
PR145.A135.000.000
91,28 €
Attuatore comando motore 2 canali (una tapparella)
PR145.A140.000.000
204,90 €
Pulsantiera 4 tasti con accoppiatore bus
PR145.P195.000.000
76,80 €
Termostato da parete su bus
PR145.T060.000.000
155,95 €
Gateway IP (gestione da rete)
PR145.D035.000.035
363,28 €
Motorizzazione per tapparella fino a 50 kg (materiale)
PR145.A150.000.010
219,93 €

Mancano, e non li stimiamo: la programmazione del sistema, che il prezzario non prezza a corpo e che cambia molto da un impianto all’altro, e le ore di posa dei componenti. Nel preventivo vanno chieste come voci separate.

Tre gradini, sulla casa tipo da 100 m²

Caso di esempio costruito da noi con i prezzi qui sopra, letti il 25/10/2026: un appartamento da 100 m² con otto ambienti, in cui si sta rifacendo l’impianto elettrico.

Gradino e cosa comprende Totale
1. Predisposizione
48 m di tubo vuoto D. 20 (6 m per ambiente) e 8 cassette 118×118, posati
171,71 €
2. Luci e tapparelle su bus, 4 stanze
alimentatore, 4 attuatori tapparella, 4 attuatori luce, 4 pulsantiere, 60 m di cavo bus: solo componenti
1.776,63 €
3. Più clima per zone e rete
gradino 2 più 3 termostati su bus e un gateway IP: solo componenti
2.607,76 €

Al gradino 2 vanno aggiunti i motori delle tapparelle, se non ci sono già: quattro motorizzazioni da 219,93 € fanno 879,73 € di materiale. E a tutti i gradini dal secondo in su vanno sommate posa e programmazione. Il primo gradino, invece, è quasi tutto quello che serve a non chiudersi la porta: chi lo fa oggi può decidere fra due anni, senza riaprire i muri.

Salendo di gradino cambia il conto, e cambia anche cosa si ottiene: scenari, temperatura stanza per stanza, controllo dei carichi. Quale combinazione abbia senso dipende dalla casa e da come la si vive; i numeri servono a parlarne con l’installatore partendo da una base comune.

La domotica parte da un impianto fatto bene: quanto costa rifare il tuo?

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Il file di programmazione: fatti consegnare tutto

Nei sistemi cablati, e in molti sistemi radio, il comportamento dell’impianto (quale pulsante comanda quale luce, gli scenari, gli orari) sta in un file di configurazione che l’installatore prepara con il suo software. Se quel file resta solo sul suo computer, ogni modifica futura passa da lui, e se l’impresa chiude si riparte quasi da zero.

Per questo vale la pena scrivere nel contratto, prima di cominciare, che a fine lavori vengono consegnati:

  • il file di progetto e di configurazione aggiornato all’ultima modifica, in un formato apribile anche da un altro installatore;
  • l’elenco dei dispositivi con la loro posizione e il loro indirizzo nel sistema;
  • le password di amministrazione del gateway e delle app, intestate al proprietario;
  • lo schema del quadro e delle linee bus.

Non è una questione di diffidenza: è la documentazione di un impianto che si è pagato. Le parti elettriche e di segnale dell’impianto rientrano fra quelle del DM 37/2008 (art. 1, impianti elettrici e impianti elettronici per segnali e dati), che a fine lavori chiede la dichiarazione di conformità con i suoi allegati. Cosa fare se manca, o se va recuperata, è spiegato nella guida alla dichiarazione di conformità dell’impianto.

Una funzione che serve subito: il controllo dei carichi

Fra le funzioni domotiche, quella che più spesso risolve un problema concreto è il controllo dei carichi: quando la potenza assorbita supera una soglia, il sistema stacca per qualche minuto le utenze meno importanti (per esempio lo scaldabagno o la lavatrice) invece di far saltare il contatore. Può essere un’alternativa da valutare prima di aumentare la potenza del contratto; quando l’aumento serve davvero è spiegato nella guida all’aumento di potenza del contatore. Se invece a scattare è il differenziale, il problema è un altro: lo trovi nella guida al salvavita che scatta.

Domotica e detrazioni

Se la domotica fa parte di un intervento di ristrutturazione dell’impianto, la spesa può seguire le regole della detrazione per il recupero edilizio: nel 2026, secondo la legge in vigore al 25/10/2026 (L. 199/2025), il 50% per l’abitazione principale e il 36% per gli altri immobili, in 10 quote annuali. Come funziona e cosa serve per ottenerla è nella guida al bonus ristrutturazioni 2026; per la propria dichiarazione serve un commercialista. Esiste anche un indicatore europeo che misura quanto un edificio è «pronto» a queste tecnologie, oggi volontario: lo trovi nella guida allo Smart Readiness Indicator.

Domande frequenti

Quanto costa predisporre la domotica in casa?
Nel nostro caso di esempio, su un appartamento da 100 m² con otto ambienti, 48 metri di tubo vuoto e 8 cassette da incasso valgono 171,71 € posati, ai prezzi del Prezzario Piemonte ed. 2026, IVA esclusa. È il costo della sola predisposizione durante il rifacimento dell’impianto: è una stima indicativa e il preventivo dell’installatore può differire.

Meglio domotica cablata o wireless?
Dipende soprattutto da cosa si sta facendo. Se si rifà l’impianto, il cablato chiede solo un cavo in più nelle tracce ed è più ordinato da ampliare; se l’impianto resta quello che c’è, i moduli radio si appoggiano ai cavi esistenti, a patto di avere il neutro e scatole abbastanza profonde. Si possono anche combinare.

Comandare le luci con l’app è domotica?
Per la norma CEI 64-8 il controllo da remoto non conta come funzione domotica: l’impianto è domotico quando i dispositivi sono collegati fra loro e svolgono insieme più funzioni, per esempio luci, tapparelle, temperatura e allarme. L’app è un modo comodo di comandarli.

Si può aggiungere la domotica a un impianto esistente?
Sì, di solito con dispositivi radio dietro i frutti o nelle scatole di derivazione. Prima è utile far verificare all’elettricista che l’impianto sia in buono stato, con differenziale e messa a terra, e che le scatole abbiano il neutro e lo spazio per i moduli.

Chi può installare un impianto domotico?
Un’impresa abilitata per gli impianti elettrici ed elettronici ai sensi del DM 37/2008, che a fine lavori rilascia la dichiarazione di conformità. Per la parte di programmazione si può chiedere esperienza documentata sul sistema scelto e la consegna dei file a fine lavori.

Fonti

  • Regione Piemonte, Prezzario opere pubbliche ed. 2026, elenco prezzi in formato XLS: voci 06.A10.B01.010 e 06.A12.A01.015 (fornite in opera) e risorse PR135.C265.000.000, PR145.A075.000.000, PR145.A135.000.000, PR145.A140.000.000, PR145.P195.000.000, PR145.T060.000.000, PR145.D035.000.035, PR145.A150.000.010. Prezzi comprensivi di spese generali e utile d’impresa, letti il 25/10/2026.
  • Guida divulgativa alla Norma CEI 64-8 per gli impianti residenziali, aggiornamento aprile 2022 (fonte secondaria: il testo della norma è a pagamento e non lo riproduciamo).
  • DM 22 gennaio 2008, n. 37, artt. 1 e 7, testo vigente al 25/10/2026.
  • Legge n. 199/2025 (legge di bilancio 2026), aliquote delle detrazioni edilizie per il 2026.

Avvertenza: le cifre di questa pagina sono stime indicative su un listino pubblico e su un caso costruito da noi, con le regole vigenti al 25/10/2026: non sono un preventivo. Le informazioni hanno scopo informativo e si basano sulla normativa vigente alla data di pubblicazione; non costituiscono consulenza professionale, tecnica, legale, fiscale o finanziaria. Per progettare e realizzare l’impianto rivolgiti a un’impresa abilitata; per pratiche, detrazioni e decisioni sulla casa consulta un professionista abilitato (architetto, geometra, ingegnere, commercialista).

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